| Dal basilico al pesto...
la sua storia e' una storia antica quanto il bacino
del Meditarraneo anche se le sue origini hanno una matrice
asiatica e africana.
Del basilico parlano Plinio e Teofrasto, Avicenna,
Alessandro Petronio e Galeno, tutti diligentemente elencati
nell'opera "Dell'insalata e dell'uso di essa"
di Salvatore Massonio (1627).
Ne parlano poi nel 1800, codificando la cucina genovese,
i vari Rossi e i Ratto. Questi ultimi, padre e figlio,
nel denominarlo "battuto o sapore all'aglio"
(pesto) cosi' ne definiscono la composizione: uno spicchio
d'aglio, basilico (baxaicò), formaggio sardo
e parmigiano, grattuggiati e mescolati insieme; pestare
il tutto con poco burro fino a ridurlo in pasta, sciogliere
quindi il tutto con olio fino in abbondanza. Con questo
battuto si condiscono le lasagne, i tagliolini e i gnocchi
(troffie) unendovi anche un po' d'acqua calda senza
sale, per renderlo piu' liquido.
Usato dai preti copti quale aspensorio durante la benedizione
delle case e, in Egitto, nei matrimoni popolari, il
basilico viene ancora oggi offerto agli invitati in
segno di buon augurio.
L'immagine della Liguria e' legata al basilico come
il suo mare. Qui il microclima particolare e il terreno
ideale favoriscono la crescita di una varieta' dal profumo
e dal gusto particolarmente equilibrato. Non c'e' famiglia
che non avesse sul balcone almeno una piantina di basilico
e altrettanto facevano i comandanti genovesi sulle loro
navi. La zona, considerata ideale per coltivare la qualita'
di basilico migliore in assoluto, e' quella che va da
Genova Pra a Pegli e che si estende a Ponente sino a
Palmaro e, a Levante, sino a Coronata.
Anche il modo di preparare il pesto ne condiziona il
sapore. Il vecchio pestello in legno schiacciava le
foglie sfibrandole,grazie al movimento rotatorio impresso
dal polso di chi batteva. Cosi' "stracciato"
il basilico cedeva tutto il suo sapore.
Il moderno frullatore oggi, al momento del taglio delle
foglie, ottura alle estremita' i capillari e inoltre
impedisce la fuoriuscita di parte del sapore in esse
contenuto; a cio' si aggiunge il calore prodotto dall'alta
velocita' delle lame che facilita l'evaporazione e l'alterazione
degli oli aromatici.
Il pestello in legno ed il mortaio in marmo restano
quindi ideali per la preparazione del pesto.
Fonte : Pesto.net
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